3March2008
Posted by Carletko under: Armenia (Հայաստան).

Povera Armenia, non mi viene altro in mente da dire. Era tanto che non scrivevo su queste pagine, ma le tristi notizie che ogni giorno mi arrivano da Yerevan mi hanno colpito e fatto soffrire per questo piccolo Paese che tanto ha già dato nel corso della sua millenaria storia e che ancora sembra dovre patire, chissà per quanto.
Ero in Armenia meno di un anno fa, e pur coi mille problemi, un governo corrotto, tanta povertà, rapporti bellocosi con due vicini su quattro, avevo visto un popolo vitale, con voglia di crescere, di costruire questa nuova Armenia democratica e dal tenore di vita migliore, che perfino durante i duri tempi dell’Unione Sovietica era il Paese migliore dove vivere, nel disastro comunista del dopoguerra. Ancora pochi mesi fa, prima di Natale, si festeggiava l’inaugurazione della Northern Avenue, la nuova strada che taglia il centro della capitale per unire la grande piazza della Repubblica, zona del potere, con la piazza dell’Opera, zona del popolo, la più viva di Yerevan; strada che aveva destato le sue polemiche, sicuramente nata e cresciuta grazie a corruzione ed abusi edilizi, ma pur sempre un bel segnale per una capitale non bella, ma estremamente viva.

Poi è arrivato il 19 di Febbraio, giorno delle elezioni presidenziali. L’Armenia ha avuto 2 soli presidenti dall’indipendenza post-sovietica ad oggi. Levon Ter-Petrossian ha guidato il suo Paese all’inizio, per due mandati, succeduto poi da Robert Kocharian, attuale presidente, anche lui al comando da due mandati e destinato quindi a farsi da parte. E come succede spesso di questi tempi, era già pronto il suo delfino, l’attuale primo ministro Serzh Sargsyan. E sono proprio loro tre i protagonisti di quel che sta succedendo in questi giorni.
La vittoria di Sargsyan era abbondantemente prevedibile; la libertà d’informazione in Armenia non è delle migliori, gli avversari hanno avuto poco spazio e allo stesso tempo si sono troppo spezzettati, ognuno coi suoi interessi, finendo per proporre come avversario più credibile, proprio quel Ter-Petrossian che già fu il primo presidente armeno, non senza polemiche e financo tragedie (durante il suo mandato fu assassinato il primo ministro). E così, puntuale come la morte, e prevedibile come la vittoria di Medvedev in Russia, è arrivato il 53% di Sargsyan in seguito alle elezioni del 19 Febbraio. Ma Ter-Petrossian non c’è stato, ha richiamato i suoi sostenitori che hanno cominciato una pacifica protesta nella capitale. Sembrava di rivivere le rivoluzioni di Kyiv, della vicina T’bilisi, di Biškek, si pensava già a quale nome si sarebbe potuto darle, dopo le arance, le rose ed i tulipani…

E invece sono arrivati i carri armani, l’esercito, la polizia. Ma sparare alla folla non è più di moda e non si confà ad uno stato che si proclama, almeno ufficialmente, democratico. Così si sono usati altri sotterfugi per avere una scusa di cominciare la battaglia con la folla, nella quale ovviamente non mancava, come non manca mai, una componente violenta che aspettava la prima scintilla per farsi esplodere. Così domenica 2 Marzo Yerevan si è risvegliata con i rottami di autobus e auto bruciate, mezzi militari per le strade, un’atmosfera surreale, ed 8 cittadini in meno, caduti sul campo di battaglia. Nel frattempo Ter-Petrossian, dopo aver dormito per 11 notti nella sua auto, a fianco dei cittadini che protestavano, è chiuso a casa sua, “protetto” dalla Polizia che teme per la sua incolumità. Da noi si chiamerebbe arresto ai domiciliari; differenze dialettiche.
Non sono armeno, non conosco la lingua, non ho mai vissuto in quel Paese, che mi sta a cuore, per cui non ho le conoscenze per “parteggiare” per l’uno o l’altro dei due contendenti. Né mi interessa più di tanto. Sono piuttosto convinto che nessuno dei tre personaggi sia il meglio per l’Armenia e pur preferendo probabilmente Levon (come i suoi sostenitori amano chiamare, per nome), che se non altro mi pare di mentalità più aperta in ambito relazionale coi vicini (dal mio punto di vista la chiave di volta per rilanciare l’Armenia), oltre che uomo di indubbia cultura ed intelligenza, non posso che rammericarmi, di cuore, per quel che sta succedendo.

Ora nell’Hayastan vige lo stato di emergenza fino a fine mese. Ogni, anche piccolo, assembramento di persone potrà essere sgomberato con la forza. Cosa succederà nei prossimi giorni è difficile da prevedere. Il malcontento di buona parte del Paese (quella più istruita, e della capitale) è evidente, ma Sarksyan ha ancora dalla sua i poteri forti e probabilmente la maggioranza del Paese. Ed ha più o meno legittimamente vinto le elezioni, “approvate”, seppur con qualche riserva, anche dagli osservatori europei.
Non so più cosa dire, sono col cuore vicino alle mie care amiche armene che di certo in questi giorni stanno soffrendo per la loro Terra e speriamo che il più antico dei popoli cristiani possa riavere un po’ di pace, tranquillità e vera democrazia. Al più presto.
P.S. Un doveroso ringraziamento al sito ArmeniaNow.com, da cui leggo quotidianamente informazioni (nonostante il blocco dell’informazione indipendente decretato dal governo armeno) e da cui ho preso le foto pubblicate qui sopra.
22January2008
Posted by Carletko under: Portugal; Trips.
Portogallo… era tanto tempo che meditavo di visitare questo Paese all’estremo ovest del continente europeo, un Paese di cui non si sente quasi mai parlare, se non, di tanto in tanto, per consolarci quando si guardano le classifiche economiche della UE, visto che spesso è il solo a fare peggio dell’Italia. In realtà c’è molto più che non sterili numeri economici, per quanti ahinoi importanti, in questa terra spazzata dal vento atlantico, famosa per il suo vino liquoroso, per il fado e per quell’atmosfera malinconica, tipica della saudade del popolo lusitano. E poi, per gli amanti della buona tavola, c’è sempre il bacalhao!
Siamo andati a cavallo tra il 2007 ed il 2008, attorno a Capodanno, per una settimana. Volo andata e ritorno da Pisa a Porto, auto in affitto (una bellissima Audi A4 Avant al prezzo di una Yaris, da noi prenotata!) e via attraverso Porto, Batalha, Alcobaça, Óbidos, Lisboa, Sintra, Cabo da Roca, Cascais, Belém, l’Alentejo, Tomar, Coimbra e ancora Porto. Il solito, tradizionale, tour-de-force.
Un Paese che mi ha appassionato sin dal primo momento, dopo essere atterrati al bellissimo nuovo aeroporto di Porto (scusatemi il gioco di parole, inevitabile) ed aver guidato i pochi chilometri fino al centro della seconda città lusitana, la “capitale del nord che lavora” (mi pare di averla già sentita questa frase)… Porto, od Oporto come siamo soliti chiamarla in italiano, è una città dall’aspetto piuttosto decadente, con un grande centro storico a picco sul Douro, patrimonio dell’umanità tutelato dall’UNESCO, ma spesso in condizioni davvero precarie. Certo tante ristrutturazioni sono state fatte in giro per la città, ma ancora di più sono le costruzioni pericolanti, malprese se non direttamente crollate. Questo non vuole affatto dire che Porto non mi sia piaciuta, tutt’altro. Mi piace molto lo stile un po’ decadente di questa città, mi piace molto la sua conformazione tutta in saliscendi, col grande fiume che la separa da Vila Nova de Gaia, sull’altra sponda (dove si trovano le cantine del Porto), mi piacciono i, purtroppo, pochi vecchi tram gialli, così come la nuova efficiente metropolitana che sfreccia sull’altissimo ponte sul Douro, uno dei simboli più noti di Porto. Una città tranquilla, anche il sabato sera, lontana anni luce dalla movida spagnola, ma perfino più tranquilla di Genova, e ce ne vuole! Un posto davvero affascinante, meravigliosa al tramonto sulla ribeira, misteriosa di notte tra i suoi vicoli bui e deserti.
Lungo la via per Lisboa ci siamo fermati 3 volte e non ce ne siamo minimamente pentiti. La prima tappa è stata Batalha, con il suo straordinario monastero in stile manuelino (tipico del Portogallo). Una chiesa bellissima, la cui costruzione è durata due secoli a partire dalla fine del XIV e non è mai stata finita, visto che tutt’ora rimane una cappella incompiuta. Ancora più antico è il monastero medievale di Alcobaça, di fronte al quale ci siamo goduti un bel pranzo all’aperto, in maglietta e maniche corte, a fine Dicembre: non male! Per concludere la giornata ci siamo intruppati in mezzo ad una marea di turisti portoghesi in quel di Óbidos, cittadina molto carina e pittoresca, arroccata su una collina, ma davvero esageratamente turistica: spesso si faceva fatica a camminare, sembrava di essere in centro a Firenze o a Praga.
Ma il momento clou della vacanza era senza dubbio la capitale lusitana, quella Lisboa, o Lisbona che dir si voglia, di cui da sempre avevo sentito dire un gran bene (pur con qualche, raro, parere discorde). Lisbona per un genovese significa sentirsi subito a casa. Le somiglianze con la mia città sono innegabili, entrambe città portuali, arroccate sulle colline, caratterizzate da un centro storico fatto di vicoli, stradine che si inerpicano in su ed in giù, magari non sempre pulitissime, ma di grande fascino. Certo Lisbona è molto più grande di Genova e ci sono anche zone molto diverse dall’Alfama o dal Bairro Alto, ma è in questi quartieri che si vive il vero spirito di Lisbona, che mi ha indubbiamente contagiato fin dal primo momento.
Credo sia difficile rimanere indifferenti mentre si cammina per le strade dell’Alfama, allo sferragliare e scampanellare di un vecchio tram giallo e bianco, al suono delle chitarre e della voce struggente di un pezzo di fado. Può sembrare banale, la tipica visione turistica di Lisbona, ma questa è effettivamente Lisbona. Una città unica, uno di quei posti al Mondo che non possono lasciare indifferenti. Certo a Lisona ci sono anche le baraccopoli e gli sterminati quartieri popolari che sembrano più sovietici che non lusitani, ma c’è un centro storico grande e meraviglioso e c’è uno spirito di vivere tutto particolare, con l’immancabile tranquillità e saudade portoghese. Una città che, comunque, non vive solo di ricordi di quello che fu il tuo splendore, ma che in questi ultimi anni si è anche saputa ridisegnare con nuove costruzioni, un ottimo servizio di metropolitana, una crescita ed efficienza che ha stupito un po’ tutti in questo Paese sempre ultimo nelle graduatorie comunitarie.
Dopo Lisbona siamo andati a vedere finalmente l’Oceano, fino a quel Cabo da Roca, punto estremo occidentale del continente europeo. Più in là solo mare, fino a New York. A Sintra c’era un tempo da lupi, freddo, pioggerellina nebbia bassa, sembrava di essere in Transilvania, alla corte del Conte Dracula. A Cascais la spiaggia era vuota, eccetto qualche coraggioso surfista. E’ bello l’oceano d’inverno, al vento, al freddo, coi nuvoloni carichi di pioggia che si muovono velocemente su questo cielo grigio. Malinconico, molto portoghese.
Il resto del viaggio l’abbiamo dedicato alla parte interna forse più interessante del Portogallo, l’Alentejo, zona povera, contadina, vicina alla Spagna geograficamente, ma assai lontana nel carattere. Évora ne è il capoluogo ed il luogo più famoso, anch’esso dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO e certo è una cittadina bellissima, una sosta obbligata. Ma forse ancora più entusiasmanti sono le piccole cittadine che si incontrano lungo la strada, dove i turisti vengono visti ancora come degli alieni, ma sempre trattati con estrema gentilezza ed ospitalità. Estremoz, Marvão, Castelo de Vide, luoghi dove il tempo si è fermato in mezzo a queste casette bianche. Qui abbiamo passato i primi giorni del 2008, a mangiare il loro cibo povero e sempre abbondantissimo, innaffiato da forte vino rosso.
C’è stato poi solo più un giorno per tornare verso nord, visitando il celebratissimo Convento di Cristo a Tomar, ennesimo patrimonio dell’UNESCO, sotto un cielo plumbeo tra un diluvio e l’altro, in una giornata abbastanza spettrale. E oltre al bellissimo convento c’è anche una graziosa cittadina ai piedi della collina, dove dopo l’ennesima colossale scorpacciata di mezzodì abbiamo anche scovato un’antica sinagoga, una rarità a queste latitudini, dove per tanti ebrei l’Inquisizione anticipò di qualche secolo i drammi della seconda guerra mondiale. La gita lusitana si è quindi conclusa nella città universitaria di Coimbra, ancora bagnata dalla pioggia. La più importante università portoghese, purtroppo in gran parte irrimediabilmente rovinata dalla follia architettonica di Salazar, domina dalla collina questa gradevole cittadina che purtroppo abiamo potuto godere solo in notturna, e all’umido.
Insomma, la mia prima volta in Portogallo ha lasciato il segno, un segno indelebile per un Paese che mi ha preso subito una particina di cuore e già tornato a casa è iniziata subito la sua inevitabile saudade.
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Le mie foto portoghesi le trovate QUI.
24December2007
Posted by Carletko under: News.

Il primo Natale di questo blog lo festeggio… in lèttone! Non c’è un particolare motivo, mi piaceva questa bella foto di Rīga innevata, peraltro la Lettonia non è certo un Paese particolarmente legato a tradizioni religiose, tanto che infatti “priecīgus ziemassvētkus“, il loro modo di farsi gli auguri in questi giorni, vuole semplicemente dire “felici feste invernali”; nulla di religioso quindi, come quasi nulla di religioso è rimasto anche qui nella cattolicissima Italia, nel delirio natalizio di questi giorni di corsa al regalo, shopping sfrenato, code ai negozi, per strada, stress e nervosismo, tipici della nostra società del 21° secolo (21st century schizoid man cantavano i King Krimson nel ‘69, mi sa che ci vedessero lungo…).
E così, nel Natale ogni anno sempre più consumistico, ho trovato più coerente questo modo tipicamente nordico di farsi gli auguri, parecchio lontano dall’italica ipocrisia che raggiungerà il suo apice questa sera nelle chiese stracolme, unico giorno all’anno, e trasformate in mercato (cacciate i mercanti dal Tempio, diceva qualcuno nato in questo periodo…) per la Santa Messa di mezzanotte. Lo dico da cristiano battezzato cattolico e sempre meno convinto dalla Chiesa di Roma, ma in questi giorni viene effettivamente maggior voglia di rintanarsi in una spiritualità un po’ più vera, in silenzio, in chiesa come in casa. Però il dio-denaro è troppo forte, ha soppiantato da mò quell’altro Dio di cui si festeggerebbe la nascita del Figlio questa notte. E così anch’io ho passato 2 giorni in giro per regali. Non di più, perché mi sono pure beccato l’influenza!
Si può essere religiosi o meno, cristiani o meno, atei, agnostici, animisti ma di certo quello che è il messaggio di Cristo, che lo si consideri divinità, uomo o leggenda poco cambia, è qualcosa che va avanti da 2007 anni e che ha condizionato, in bene, la vita del Mondo. E’ forse uno dei pochissimi valori sempre validi a cui rifarsi. E’ triste sentirlo particolarmente lontano proprio nel giorno del suo compleanno: al di là del buonismo di facciata (spesso irritante), ogni anno che passa trovo il Natale una festa sempre più stucchevole, a tratti odiosa, assai falsa ed ipocrita.
Però l’atmosfera natalizia è bella, è innegabile, tutti siamo più allegri e più buoni, e poi soprattutto in giro per le nostre città italiane ci sono i mercatini tradizionali, dappertutto, soprattutto quelli tedeschi (con gadget made in China), tutto molto tradizionale. Ma c’è chi non si fa fregare dalle imitazioni di casa nostra, così va ad Innsbruck, Monaco, Salisburgo, a bere il vin brûlé, che là si chiama Glühwein, ma è la stessa cosa, a 150 euro di pullman dal mattino alla sera, un massacro, per vedere e magari comprare (a caro prezzo) le solite ciaffate (genovese per ciarpame) che vendono anche al mercatino di San Nicola in piazza Piccapietra a Genova (e almeno lì si fa beneficienza, per davvero).
Ok, sto diventando un vecchio rompiballe polemico: buon Natale a tutti!
P.S. Lo sapevate che il primo albero di Natale della storia pare sia stato addobbato proprio a Rīga? Così pare… (click)
21December2007
Posted by Carletko under: News.
Oggi 21 Dicembre 2007 è una data importante, financo storica per l’Unione Europea. Da oggi infatti si allarga sensibilmente la cosiddetta “Area Schengen”, ovvero la zona rappresentata dai Paesi che hanno abolito le frontiere tra loro. Si sale a quota 24, di cui 2 extra-UE, in attesa dell’altrettanto storico ingresso di Svizzera e Liechtenstein previsto per la fine dell’anno prossimo.
Perché oggi è una giornata storica? Da oggi si potrà andare dal centro del mediterraneo (Malta) fino a Capo Nord (Norvegia) senza essere fermati da alcun confine (a patto di non attraversare la Svizzera, ovviamente!) . Se proprio non vogliamo prendere traghetti dovremo partire da Reggio Calabria anziché dalla Valletta, ma resta sempre una bella distanza.

E alcuni confini storici, spesso tragici, oggi vengono formalmente cancellati. Viene da pensare a quello tra Gorica e Gorizia, ora finalmente del tutto abbattuto, passando al confine ex-Sovietico tra Polonia e Lituania e a quello più caldo, tra Germania e Polonia, ricordo di tragici eventi della Seconda Guerra Mondiale. La Slesia, Schlesien, Śląsk, Slezsko, terra contesa da sempre, persa dalla Germania dopo l’ultimo conflitto, torna da oggi più vicina per i tedeschi, così come i sorabi dell’Alta Lusazia saranno più vicini ai loro fratelli slavi, cechi e polacchi. Oggi non serve più il passaporto, si può tranquillamente camminare sui ponti che superano l’Oder o il Neiße, come faranno Angela Merkel, Donald Franciszek Tusk e Mirek Topolánek. Un’altra grande vittoria per la cancelliera tedesca, che sembra voler ripercorrere, con meno fasto e meno ombre, le orme del suo predecessore Helmut Kohl.
Benvenuti nella vera Europa Unita, fratelli estoni, lettoni, lituani, polacchi, cechi, slovacchi, magiari, sloveni e maltesi! 
28November2007
Posted by Carletko under: België - Belgique; Deutschland; Nederland; Trips.
Dopo un mese sabbatico, pieno di impegni lavorativi, e concluso con una triste notizia familiare, la morte, due giorni fa, di mia nonna, l’ultima che mi era rimasta, è tempo di ripartire alla volta di nuove e vecchie mete europee. Un viaggio di lavoro, cosa insolita per la mia professione, e che cade annualmente proprio in questo periodo in occasione della fiera Intermodal. L’anno scorso si andò nella mia amata Hamburg e fu un po’ il preludio a questo 2007 pieno di viaggi. Quest’anno la fiera si terrà ad Amsterdam, ma prima ci concederemo un paio di giorni ad Antwerpen, in visita ad alcuni clienti, e quindi mi concederò un paio di giorni liberi per conto mio, sperando di vedere il più possibile tra Den Haag, Delft ed Aachen, tanto per cambiare un po’ in Germania, dove sicuramente assisterò, per la seconda volta quest’anno, ad una partita del mitico FC St.Pauli.

Ritorno quindi in Belgio e Olanda, da dove manco da 12 anni: 1995 il mitico inter-rail della maturità, quando passammo proprio da Amsterdam ed Antwerpen, ed anche da Köln da dove ritornerò in volo verso Pisa l’8 Dicembre. Tutte città molto interessanti, belle, ricche di storia e di musei, speriamo di avere un po’ di tempo libero, e che il clima, seppur sicuramente rigido, sia clemente.

Johannes Vermeer sarà il trait-d’union del mio rapido peregrinare nei Paesi Bassi: Delft, la sua città natale, è un mio vecchio pallino, anche da appassionato di cinema (basti pensare al Nosferatu di Herzog), città tra le più pittoresche e belle d’Olanda, menre Den Haag è una tappa obbligata per il museo Moritshuis dove si trovano alcune tra le opere più famose e belle del Maestro olandese.
Dopo una notte in Belgio, al confine olandese, a casa di un’amica, sarà il momento del mio sesto ingresso in Germania nell’anno corrente, ed il mio primo in Aachen, l’Aquisgrana del più famoso dei miei omonimi, Carlo Magno. Sono molto curioso di visitare questa città storica, antica e ricca di tesori. Crocevia di culture, fin dagli albori, e tutt’ora grazie alla sua posizione all’incrocio di tre Paesi. La sera poi si metterà da parte la cultura per rituffarsi nel tifo calcistico, quello vero e ruspante della Zweite Liga, la Serie B tedesca, sperando che i magici colori biancomarroni riescano a prevalere sui forti rivali gialloneri dell’Alemannia.

Infine sarà il turno, rapidissimo, di Colonia, città che vedrò per la terza volta, e di corsa, come sempre. Probabilmente solo una notte all’ombra del gigantesco duomo gotico più famoso del Mondo, giusto il tempo di arrivare riposati all’aeroporto e di rivolare indietro verso Pisa, al colossale costo di 11 euro tasse incluse: grazie TUIfly!
Insomma, pronti a ripartire per nuove avventure europee, e stai tranquilla nonna Lia: ricorderò al pilota di guidare piano e con prudenza… e per poche ore sarò anch’io lassù in alto, vicino a te! 