12 March 2008
Kosovo: io sto con la Serbia
Posted by Carletko under: News .
Ieri sera ho avuto una discussione, anche un po’ accesa, lo ammetto, con un mio zio, parlando della questione dell’indipendenza del Kosovo e di cosa sta succedendo in Serbia. Premetto che il titolo di questo post è un po’ provocatorio e desidero subito mettere in chiaro che se da un lato “sto con la Serbia”, per quanto riguarda queste ultime vicende, non vuole affatto dire che voglia difendere Slobodan Milošević o altri criminali di guerra con passaporto serbo/jugoslavo. Lungi da me voler in alcun modo giustificare le tragedie successe. Ciò nonostante non trovo giusto che si usi la Serbia, ed il suo popolo in toto, come capro espiatorio.

Purtroppo sui nostri media e nell’opinione generale vivono ancora un sacco di pregiudizi e notizie errate riguardanti l’ex-Jugoslavia ed in particolare la Serbia, spesso indicato come il Paese causa di tutti i mali dei Balcani, abitato forse da una razza di mostri sanguinari che altro non aspettano che la minima occasione per scannarsi tra loro. La realtà è ovviamente molto diversa, anche se è innegabile che nei Balcani ci siano grossi problemi etnici, sfociati in un paio di guerre civili ed interminabili problemi.
In Serbia, così come nella vicina Croazia e nel caos della Bosnia-Herzegovina (meno negli altri, più piccoli, paesi), c’è sicuramente una percentuale consistente di nazionalisti, spesso razzisti e con un’assurda rabbia ed odio nei confronti dei vicini. Questo è inevitabile, fino a pochi anni fa c’era una guerra, il processo di pacificazione e, soprattutto, normalizzazione e democratizzazione è lungo.
Qual’è la ricetta migliore per tornare ad essere un Paese con normali rapporti coi vicini e magari entrare nella UE (che magari serve a poco, ma porta tanti soldi ai paesi più poveri)? Una politica moderata e stabile. E ammettere le proprie colpe nei recenti tragici fatti, collaborando col Tribunale dell’Aia e le istituzioni internazionali. Da questo punto di vista la Serbia stava percorrendo un buono, direi anche ottimo, percorso. Vojislav Koštunica non sarà un santo, ma è stato un elemento di rottura nel dopo Milošević e, alleato col partito democratico, europeista e moderato del presidente Boris Tadić, stava avvicinando rapidamente i serbi alla UE, magari superando anche, clamorosamente, i poco amati vicini croati che tutt’ora tentennano di fronte a certe richieste postbelliche dell’Unione Europea.

Poi è arrivata l’indipendenza del Kosovo, gli scontri di piazza a Belgrado, le dimissioni del governo Koštunica. Per fortuna, per lo meno, le elezioni presidenziali erano state tatticamente tenute prima, con la riconferma di Tadić. Fossero state fatte dopo, ora avremmo una Serbia ricatapultata indietro di 10 anni, con qualche nuovo Milošević al potere ed un popolo altamente incazzato, pronto a tutto.
Gli equilibri nei Balcani non sono mai stati facili da mantenere. Tanto più è difficile quando la ferita di una guerra, anzi due, è ancora molto fresca. Che fretta c’era a riconoscere il Kosovo? Non si sa, tanto che nessuna istituzione internazionale l’ha riconosciuto, UE inclusa. Però tanti stati europei, Italia in testa, hanno fatto gara a chi riconosceva per primo questo nuovo staterello. Ovviamente dopo il proclama di George W. Bush che accoglieva i fratelli kosovari, e l’inevitabile anatema di Putin che doveva, anche moralmente, soccorrere Belgrado, pensando più che altro a Grozny.
Io credo che il Kosovo sarebbe diventato comunque indipendente, prima o poi. Magari come Repubblica Autonoma all’interno della Serbia, o anche con una vera e propria secessione. Ma ci sono tempi e modi per arrivare a questa soluzione. E nella politica internazionale ci vuole pazienza. Cosa si è ottenuto invece? Il Kosovo si è proclamato indipendente in modo unilaterale, praticamente da un giorno all’altro (nemmeno aveva una bandiera, cosa curiosa) e, come ampiamente prevedibile, in Serbia è scoppiata, violenta, la protesta, come gli ultranazionalisti pronosticavano, ed auspicavano. Ora questi personaggi possono dire “avevamo ragione” e continuare la loro campagna antiamericana ed antiUE. E si sa che a sobbillare le folle, specie riaprendo ferite da poco ricucite, si fa molto presto, mentre a riportare un Paese alla stabilità di vogliono anni.
E i serbi ci fanno di nuovo la figura del popolo violento, che rimpiange le pulizie etniche di Slobo, quando pochi giorni prima la maggioranza assoluta aveva dato un chiaro segnale, facendo vincere alle elezioni presidenziali il moderato ed europeista Tadić. Doveva essere un altro grande passo, nonostante il clima destabilizzante derivato proprio dalle minacce di indipendenza kosovare, verso la normalizzazione della Serbia ed il suo ingresso nella UE. Ora siamo tornati indietro da capo, con un Paese senza governo che rischia di finire nelle mani di fanatici nazionalisti, facili conquistatori del consenso di un popolo che ben ricorda i missili americani, stanco e stufo di essere additato come la pecora nera d’Europa.
Per questo io “sto con la Serbia”, perché spero che si riprenda quel dialogo costruttivo e pacifico che la stava avvicinando a grandi passi verso la UE. Dialogo mandato allo scatafascio per venire incontro ad un Paese illegittimo governato da personaggi di dubbia provenienza, la cui unica fonte di sostentamento è il traffico illecito di armi e droga.
A chi giova tutto ciò? Cui prodest? Ai posteri l’ardua sentenza.