22 January 2008

W il bacalhao! :)

Posted by Carletko under: Portugal; Trips .

Portogallo… era tanto tempo che meditavo di visitare questo Paese all’estremo ovest del continente europeo, un Paese di cui non si sente quasi mai parlare, se non, di tanto in tanto, per consolarci quando si guardano le classifiche economiche della UE, visto che spesso è il solo a fare peggio dell’Italia. In realtà c’è molto più che non sterili numeri economici, per quanti ahinoi importanti, in questa terra spazzata dal vento atlantico, famosa per il suo vino liquoroso, per il fado e per quell’atmosfera malinconica, tipica della saudade del popolo lusitano. E poi, per gli amanti della buona tavola, c’è sempre il bacalhao! :)

Siamo andati a cavallo tra il 2007 ed il 2008, attorno a Capodanno, per una settimana. Volo andata e ritorno da Pisa a Porto, auto in affitto (una bellissima Audi A4 Avant al prezzo di una Yaris, da noi prenotata!) e via attraverso Porto, Batalha, Alcobaça, Óbidos, Lisboa, Sintra, Cabo da Roca, Cascais, Belém, l’Alentejo, Tomar, Coimbra e ancora Porto. Il solito, tradizionale, tour-de-force.

Un Paese che mi ha appassionato sin dal primo momento, dopo essere atterrati al bellissimo nuovo aeroporto di Porto (scusatemi il gioco di parole, inevitabile) ed aver guidato i pochi chilometri fino al centro della seconda città lusitana, la “capitale del nord che lavora” (mi pare di averla già sentita questa frase)… Porto, od Oporto come siamo soliti chiamarla in italiano, è una città dall’aspetto piuttosto decadente, con un grande centro storico a picco sul Douro, patrimonio dell’umanità tutelato dall’UNESCO, ma spesso in condizioni davvero precarie. Certo tante ristrutturazioni sono state fatte in giro per la città, ma ancora di più sono le costruzioni pericolanti, malprese se non direttamente crollate. Questo non vuole affatto dire che Porto non mi sia piaciuta, tutt’altro. Mi piace molto lo stile un po’ decadente di questa città, mi piace molto la sua conformazione tutta in saliscendi, col grande fiume che la separa da Vila Nova de Gaia, sull’altra sponda (dove si trovano le cantine del Porto), mi piacciono i, purtroppo, pochi vecchi tram gialli, così come la nuova efficiente metropolitana che sfreccia sull’altissimo ponte sul Douro, uno dei simboli più noti di Porto. Una città tranquilla, anche il sabato sera, lontana anni luce dalla movida spagnola, ma perfino più tranquilla di Genova, e ce ne vuole! Un posto davvero affascinante, meravigliosa al tramonto sulla ribeira, misteriosa di notte tra i suoi vicoli bui e deserti.

Lungo la via per Lisboa ci siamo fermati 3 volte e non ce ne siamo minimamente pentiti. La prima tappa è stata Batalha, con il suo straordinario monastero in stile manuelino (tipico del Portogallo). Una chiesa bellissima, la cui costruzione è durata due secoli a partire dalla fine del XIV e non è mai stata finita, visto che tutt’ora rimane una cappella incompiuta. Ancora più antico è il monastero medievale di Alcobaça, di fronte al quale ci siamo goduti un bel pranzo all’aperto, in maglietta e maniche corte, a fine Dicembre: non male! Per concludere la giornata ci siamo intruppati in mezzo ad una marea di turisti portoghesi in quel di Óbidos, cittadina molto carina e pittoresca, arroccata su una collina, ma davvero esageratamente turistica: spesso si faceva fatica a camminare, sembrava di essere in centro a Firenze o a Praga.

Ma il momento clou della vacanza era senza dubbio la capitale lusitana, quella Lisboa, o Lisbona che dir si voglia, di cui da sempre avevo sentito dire un gran bene (pur con qualche, raro, parere discorde). Lisbona per un genovese significa sentirsi subito a casa. Le somiglianze con la mia città sono innegabili, entrambe città portuali, arroccate sulle colline, caratterizzate da un centro storico fatto di vicoli, stradine che si inerpicano in su ed in giù, magari non sempre pulitissime, ma di grande fascino. Certo Lisbona è molto più grande di Genova e ci sono anche zone molto diverse dall’Alfama o dal Bairro Alto, ma è in questi quartieri che si vive il vero spirito di Lisbona, che mi ha indubbiamente contagiato fin dal primo momento.
Credo sia difficile rimanere indifferenti mentre si cammina per le strade dell’Alfama, allo sferragliare e scampanellare di un vecchio tram giallo e bianco, al suono delle chitarre e della voce struggente di un pezzo di fado. Può sembrare banale, la tipica visione turistica di Lisbona, ma questa è effettivamente Lisbona. Una città unica, uno di quei posti al Mondo che non possono lasciare indifferenti. Certo a Lisona ci sono anche le baraccopoli e gli sterminati quartieri popolari che sembrano più sovietici che non lusitani, ma c’è un centro storico grande e meraviglioso e c’è uno spirito di vivere tutto particolare, con l’immancabile tranquillità e saudade portoghese. Una città che, comunque, non vive solo di ricordi di quello che fu il tuo splendore, ma che in questi ultimi anni si è anche saputa ridisegnare con nuove costruzioni, un ottimo servizio di metropolitana, una crescita ed efficienza che ha stupito un po’ tutti in questo Paese sempre ultimo nelle graduatorie comunitarie.

Dopo Lisbona siamo andati a vedere finalmente l’Oceano, fino a quel Cabo da Roca, punto estremo occidentale del continente europeo. Più in là solo mare, fino a New York. A Sintra c’era un tempo da lupi, freddo, pioggerellina nebbia bassa, sembrava di essere in Transilvania, alla corte del Conte Dracula. A Cascais la spiaggia era vuota, eccetto qualche coraggioso surfista. E’ bello l’oceano d’inverno, al vento, al freddo, coi nuvoloni carichi di pioggia che si muovono velocemente su questo cielo grigio. Malinconico, molto portoghese.

Il resto del viaggio l’abbiamo dedicato alla parte interna forse più interessante del Portogallo, l’Alentejo, zona povera, contadina, vicina alla Spagna geograficamente, ma assai lontana nel carattere. Évora ne è il capoluogo ed il luogo più famoso, anch’esso dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO e certo è una cittadina bellissima, una sosta obbligata. Ma forse ancora più entusiasmanti sono le piccole cittadine che si incontrano lungo la strada, dove i turisti vengono visti ancora come degli alieni, ma sempre trattati con estrema gentilezza ed ospitalità. Estremoz, Marvão, Castelo de Vide, luoghi dove il tempo si è fermato in mezzo a queste casette bianche. Qui abbiamo passato i primi giorni del 2008, a mangiare il loro cibo povero e sempre abbondantissimo, innaffiato da forte vino rosso.

C’è stato poi solo più un giorno per tornare verso nord, visitando il celebratissimo Convento di Cristo a Tomar, ennesimo patrimonio dell’UNESCO, sotto un cielo plumbeo tra un diluvio e l’altro, in una giornata abbastanza spettrale. E oltre al bellissimo convento c’è anche una graziosa cittadina ai piedi della collina, dove dopo l’ennesima colossale scorpacciata di mezzodì abbiamo anche scovato un’antica sinagoga, una rarità a queste latitudini, dove per tanti ebrei l’Inquisizione anticipò di qualche secolo i drammi della seconda guerra mondiale. La gita lusitana si è quindi conclusa nella città universitaria di Coimbra, ancora bagnata dalla pioggia. La più importante università portoghese, purtroppo in gran parte irrimediabilmente rovinata dalla follia architettonica di Salazar, domina dalla collina questa gradevole cittadina che purtroppo abiamo potuto godere solo in notturna, e all’umido.

Insomma, la mia prima volta in Portogallo ha lasciato il segno, un segno indelebile per un Paese che mi ha preso subito una particina di cuore e già tornato a casa è iniziata subito la sua inevitabile saudade.

Le mie foto portoghesi le trovate QUI.

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