5 November 2007
Buon compleanno signor Lenin
Posted by Carletko under: News .
Il 7 Novembre del 1917 (Ottobre nel calendario gregoriano adottato nella Russia zarista ed ortodossa), 90 anni fa, si compiva uno dei fatti più importanti del secolo passato: la Rivoluzione d’Ottobre. Un evento che ha innegabilmente condizionato in modo evidente la storia del 900, e che non può essere ignorato o liquidato con due parole di circostanza.

Non è mia intenzione scrivere un commento nostalgico, al di là della mia passione per i Paesi ex-sovietici e del blocco est-europeo, non sono mai stato né, credo, mai sarò un comunista e ci ha già pensato la storia a decretare il fallimento di questa ideologia, per lo meno in tutti i Paesi in cui si è cercato di imporla. Già, imporla, il primo dei tanti errori, a mio parere, dei regimi comunisti. Eppure la Rivoluzione più importante del secolo scorso, probabilmente la più famosa e determinante dopo quella francese, era partita da idee condivisibili e dalla disperazione di un popolo oppresso dal regime autoritario ed anacronistico degli Zar. Vladimir Ilič Uljanov, detto Lenin, ed i suoi compagni hanno cercato di trasformare radicalmente il Paese più grande del Mondo, riuscendoci da un lato, ma trasformandosi a loro volta in despoti autoritari e nel tempo anacronistici pure loro.

In questi giorni si leggono commenti di ogni sorta. C’è chi indica la rivoluzione d’ottobre come l’inizio delle tragedie che porteranno al successo il nazifascismo in Italia e Germania e quindi alla seconda guerra mondiale. E, come se non bastasse, il comunismo sovietico porterà ancor più morti dei nazisti negli anni successivi. C’è chi invece vede il regime imposto da Lenin, e quindi raccolto da Stalin, come l’àncora di salvezza che ci ha evitato un secolo di dominazione nazista. Credo siano entrambe visioni piuttosto “partigiane” che non condivido affatto.
Pur con tutte le buone premesse che possiamo concedere, a 90 anni di distanza, è assodato il fallimento della Rivoluzione d’Ottobre. Il comunismo ha fallito in ogni Paese in cui è stato imposto e la storia ha decretato la vittoria del sistema capitalista, pur con tutti i suoi difetti ed ineguaglianze. Ma quel che è più interessante, a parer mio, è vedere come si vive oggi nei Paesi che sono passati sotto il rullo compressore sovietico per tanti anni, esaminare come i tanti piccoli o grandi stati che un tempo facevano parte del Patto di Varsavia stiano risalendo la china, dopo il grande crollo di fine anni ‘80, inizio anni ‘90.

In questi ultimi anni ho viaggiato molto e soprattutto in paesi del centro-est europeo. Grazie all’esperienza con Hospitalityclub e Couchsurfing ho avuto anche modo di ospitare e/o di conoscere tanta gente proveniente da questi paesi. Paesi che mi sono entrati sempre più nel cuore, tanto che ogni volta che si pianifica un viaggio, lo sguardo innanzi tutto lo pongo ad est. Merito di Lenin? Si, no, forse. Da fervente anticomunista che ero negli anni ‘90, dalle lacrime di gioia per la caduta del Muro di Berlino, mi ritrovo oggi a viaggiare principalmente per quella che un tempo era l’Unione Sovietica e a girare con indosso una maglietta rossa degli anni ‘50 con scritto CCCP.

Soyuz Sovetskikh Sotsialisticheskikh Respublik, molto più facile dire CCCP (ci-ci-ci-pi, non esse-esse-esse-erre, ovviamente!), il significato di quelle 4 lettere che per molti sono semplicemente state il simbolo, quasi uno sponsor, di una nazionale di calcio sempre insidiosa, quasi mai vincente, con i suoi eroi sempre un po’ tristi; dai tempi del grande Yashin fino ai “nostri” Zavarov, Alenikov e Mikhailichenko che tentarono con poca fortuna l’avventura in Italia, quando ancora uscire dal “paradiso sovietico” era un privilegio per pochi. Il fascino per quelle maglie resta indiscutibile.

Insieme alle tragedie delle purghe, dei gulag, dell’oppressione dei popoli che ne facevano parte (a cominciare dagli stessi russi, senza dimenticare i baltici, i caucasici e tutti gli altri), il socialismo sovietico credo abbia fatto anche qualcosa di buono. Ha portato istruzione, seppur partigiana, ha portato una sua moralità ed educazione. Avere oggi a che fare con un russo, un ceco, così come un polacco, un bielorusso o un armeno è spesso molto più interessante e gradevole che non con un occidentale, italiano, inglese o americano che sia. In una società italiana (e occidentale) in cui mi trovo sempre meno a mio agio, ho finito così per apprezzare sempre più chi viene da un retaggio socialista. Certo se ora qualche mio amico lituano, estone o lettone leggesse questi miei “apprezzamenti” verso il regime sovietico forse sarebbe tentato dal togliermi la parola, per loro la bandiera rossa è il simbolo di un passato recente e spesso tragico, ed hanno perfettamente ragione. Sto dalla loro parte. Ma allo stesso tempo, se tanto bene mi trovo con lituani, bielorussi, cechi e slovacchi è anche perché in molti casi sono ancora piuttosto lontani dal vuoto torricelliano di idee, ideali e moralità che ci sta regalando la società capitalista di oggi.
Di certo il marxismo-leninismo non è la soluzione per un mondo migliore (anzi…), e sono il primo a sostenerlo, però mi piace ricordare oggi, gli ideali forse non di Lenin e Trotskj, ma sicuramente di tanti russi che 90 anni fa cercarono di cambiare il mondo per renderlo più giusto. Hanno fallito, ma questo non vuol dire che oggi ci si debba arrendere. Per cui: buon compleanno Signor Lenin!
