29 August 2007

Georgiani ed Armeni…

Posted by Carletko under: Armenia (Հայաստան); Georgia (საქართველო); Trips .

E’ passato qualche giorno dal mio ritorno da Tbilisi, dopo due settimane passate andando a zonzo per il Caucaso ed è quindi giunto il momento di fare i primi bilanci di questo “grande viaggio” del 2007. Escludendo i giorni di volo via Monaco di Baviera (con i folli orari di Lufthansa), sono stati 14 i giorni effettivi di viaggio. Tre giorni interi li abbiamo dedicati all’Armenia, 2 divisi tra i due Paesi e gli altri 9 in Georgia. Col senno di poi avrei speso un giorno in più tra gli armeni, ma ormai è troppo tardi per tornare indietro.

Yerevan

Perché questa disparità di “trattamento” tra i due Paesi? Per quanto l’Armenia sia più conosciuta e frequentata a livello turistico, la Georgia, non solo è più grande, ma presenta senza dubbio una maggiore varietà di paesaggi e punti di interesse, per cui ci è parso logico dividere le giornate così come abbiamo fatto. Essendo 3 le escursioni fondamentali da fare in Armenia abbiamo finito per dedicare tutto il resto alla Georgia, più difficile da esplorare, specie con mezzi pubblici.

Ma oggi non ho voglia di parlare dei posti che abbiamo visto, a mò di guida turistica, quello magari lo farò nei prossimi giorni, con tanto di foto al seguito. Questa sera ho voglia di parlare di quelle che sono le impressioni che ho ricevuto da questo viaggio, dal contatto con questi due popoli, queste due culture, due lingue, due alfabeti, due storie che si perdono nella notte dei tempi.

Gelati

Di rado in Italia si sente parlare di Georgia e Armenia, e quando capita è per via di qualche missile russo, rivolta secessionista o ricordo del genocidio armeno. Tutto piuttosto triste e riduttivo, ovviamente. Stiamo parlando di due popoli molto antichi, tra i primissimi ad essere cristianizzati e che nel corso della storia ne hanno viste e passate di cotte e di crude, stretti come sono in questo lembo di terra tra due mari, le alte montagne del Caucaso ed i deserti del medio oriente. Certo hanno avuto anche i loro momenti di gloria e, specie gli armeni, hanno senza dubbio condizionato il corso della storia, più con la loro cultura e tradizione che non per le loro conquiste (sebbene nell’antichità l’Armenia arrivasse anche a toccare 3 mari).

Purtroppo la storia degli ultimi anni ha visto prima il dominio russo, zarista e quindi comunista, le purghe di Stalin, che proprio qui era nato ed infine un’indipendenza molto sofferta, sfociata in guerra civile in Georgia, e guerra col vicino Azerbaijan in Armenia. Attualmente vige una democrazia, per lo meno di facciata, in entrambi i Paesi, specie dopo la Rivoluzione delle Rose avvenuta a Tbilisi con la cacciata di Shevardnadze, ma in tutta onestà ci pare che queste democrazie siano ancora parecchio giovani e con molta strada da fare, seppur pian piano si muovano sulla strada giusta.

Confine turco a Sarpi

Il Caucaso è tradizionalmente una polveriera. Attualmente restano tre casi irrisolti: la questione del Nagorno-Karabakh tra Armenia ed Azerbaijan e l’indipendenza di Abkhazia ed Ossezia del Sud in Georgia. Se l’Abkhazia è de-facto già indipendente (coi soldi russi) ed il Nagorno-Karabakh è in pratica armeno, l’Ossezia Meridionale ha il più difficile sogno di unirsi con i fratelli del nord, che stanno in Russia, ed è attualmente maggiormente sotto il controllo georgiano. Al di là dei 5000 metri di montagne ci sono poi Cecenia, Dagestan, Inguscezia e così via, tutti posti che di tranquillo hanno poco…

Le tre capitali

Detto ciò, Georgia ed Armenia sono attualmente due Paesi assolutamente tranquilli e sicuri da visitare, così come non è certo un problema fare una gita in Karabakh (tutte le agenzie armene ne offrono più d’una) e non è nemmeno complicato andare in Abkhazia, anche se forse non se ne capisce tanto il senso, al di là del vantarsi di essere stati in uno “stato canaglia”. :)

Quali impressioni ho ricavato da questi popoli? Nonostante il numero di giorni passato nell’uno e nell’altro Paese, ho avuto modo di conoscere un maggior numero di Armeni piuttosto che di Georgiani (principalmente dovuto al fatto che a Tbilisi fossimo ospiti di un amico/parente svizzero-italiano). E mi sono anche piaciuti di più, se devo essere sincero, forse perché erano tutte brave fanciulle? ;) Beh, senza dubbio da queste parti le donne sembrano avere una marcia in più (ma anche due o tre…), al di là dell’aspetto estetico. Gli uomini sembrano essere più scansafatiche, meno acculturati. Specie in Georgia sembra di assistere ad una sfilata di “perdigiorno”, anche giovani, che passano le loro giornate a non far nulla, aspettando che piova dal cielo l’occasione di far due soldi per tirare avanti anche questo mese. E’ quel che è successo al nostro guidatore di Lada Niva che, scarrozzandoci per 2 giorni in giro per la Svanetia, si è onestamente guadagnato lo stipendio medio di un mese ed è poi tornato al suo lavoro quotidiano, il dolce far nulla.

Nostalgia?

Sì, le donne sembrano più operose, molto più facilmente conoscono l’inglese, lavorano e vedono di buon occhio (come darle torto) i turisti stranieri. Curioso episodio alla “Pro Loco” di Kazbegi dove siamo stati letteralmente abbordati da simpatiche ragazzine georgiane al grido di “we love tourists”. I loro coetanei maschi, già ben più grossi di noi, non sembravano gradire moltissimo, ma nulla hanno fatto, per fortuna! :) In generale gli armeni mi hanno dato l’impressione di essere più “evoluti”, aperti e lavoratori, nonostante siano i più poveri della regione. In Georgia in compenso arrivano gli investimenti stranieri più importanti, forse per la spinta di Saakashvili verso l’occidente (imbarazzante la “George W. Bush Avenue” per l’aeroporto, con tanto di gigantografia del presidentissimo…), forse semplicemente per quel po’ di “petrolio cristiano” che si ritrovano nel sottosuolo (più quello azero sui carri botte).

Batumi

Due paesi affascinanti, due popoli antichi che cercano di risollevarsi, senza fretta e con tanti aiuti stranieri. Due popoli ad un grande crocevia tra impero russo, turco e persiano, circondati dall’Islam e culla del più antico cristianesimo. Un viaggio che senza dubbio mi ha lasciato un segno non indifferente, lì al confine tra Europa ed Asia dove tutto può ancora succedere, sperando che per georgiani ed armeni si prospetti un futuro più roseo, tranquillo e soprattutto in pace coi rispettivi, scomodi, vicini.

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