3 July 2007
Ich bin ein Berliner
Posted by Carletko under: Deutschland; Trips .
Ed eccomi tornato dalla quarta uscita fuori porta (in sei mesi) di questo 2007. Berlino, meta interessante lo era senza dubbio, le aspettative erano notevoli, una città magari non bella nel senso classico del termine, ma interessantissima, affascinante, alternativa. E non sono state deluse. In quattro giorni si potrebbe già vedere parecchio, ma coi voli a metà giornata i giorni a disposizione si dimezzano ed ecco che Berlino in due giorni diventa una corsa impari contro il tempo e lo spazio.

Berlino non è una città turistica nel senso classico del termine, non è una Parigi o una Praga dove, per quanto ricche di sorprese, sai bene dove andare per trovare i monumenti del passato o del presente. Certo a Berlino c’è la Brandenburger Tor, il Reichstag, la nuova Potsdamer Platz, attrattive famose, ma non è certo molto per una città di queste dimensioni. Il resto è Berlino stessa, a tratti squallida, a tratti elegante, a tratti decadente, a tratti futurista. L’unico modo per vederla è andando in giro, a piedi, andando a cercare le sue bellezze nascoste.

Ne conseguono piedi devastati dopo 2 giorni e mezzo di camminate infinite, dolori alle gambe, mal di schiena… eh si a 30 anni cominciamo ad avere i nostri acciacchi!
Scherzi a parte, Berlino è una città più da vivere che non da visitare ed è difficile vivere una città in soli 2/3 giorni ed altrettante notti, specie senza contatti del posto. E’ possibile però farsi un’idea di questa metropoli e cominciare a coglierne i ritmi (blandi), i colori, i suoni, gli umori…

“Ich bin ein Berliner”, la frase simbolo, una mezza gaffe di John Fitzgerald Kennedy l’indomani del ponte aereo che salvò la città per la prima volta veramente divisa, riassume il mio stato d’animo al ritorno da questa gita. Sì, mi sento anch’io un po’ berlinese, chiunque può sentirsi tale in questa città simbolo della tolleranza, della modernità, non solo architettonica, ma anche e soprattutto spirituale. Una città aperta a tutti, come già si diceva prima di partire. Una Germania insolita in cui si trova anche qualche cartaccia per terra, oltre ai ricordi di un cane di passaggio, dove anche i treni a volte ritardano un pochino (o ti costringono a cambiarne 3 per guasti alla linea) e dove la gente sembra prendere la vita con molta più calma rispetto a qui.

Come è lontana da Londra, Parigi, Milano, ma anche dalla mia piccola Genova. Berlino è un posto a se, la capitale europea più atipica, con tanti problemi ma anche tanta voglia di vivere. Divisa da un confine e da un muro per anni, rifugio per chi voleva evitare il servizio militare dell’Ovest, prigione per chi si è poi abituato a quarant’anni di socialismo, finendo quasi, a volte, per rimpiangerlo. La gente per strada è sempre gentile, disponibile, pronta ad aiutare anche quando non direttamente chiamata in causa, mentre paradossalmente nei locali, eccetto quelli smaccatamente turistici, spesso si viene ignorati, ci si potrebbe anche sedere ed aspettare senza far nulla, nessuno verrebbe a disturbare.

Certo esiste anche la Berlino ricca, di lusso, dell’Hotel Adlon e delle vie attorno ad Unter den Linden dove si trovano tutte le marche più famose del mondo, ma i giovani amano stare altrove, molto lontano, fisicamente e soprattutto ideologicamente, nei quartieri che fino alla Wende erano famosi solo per la loro mala fama: Kreuzberg, Prenzlauer Berg… E i giovani sono il cuore pulsante di Berlino, per me abituato a vivere nella città più vecchia d’Italia (dal punto di vista anagrafico dei suoi cittadini) è una bella differenza.

I giovani di Berlino sono di tutti i tipi, ovviamente, non esiste quella gioventù standardizzata che sempre più s’impone qui da noi. Anzi le tendenze modaiole molto fighette che da noi raggiungono quasi il 100% in provincia e percentuali molto alte anche in città, lì sono relegate a mere comparse, assieme ai punk anni ‘80, ai metallari, ai gotici, al tipico cattivo gusto dei nuovi russi, sempre in netta minoranza rispetto a tante persone normali, inclassificabili, accomunate solo dal fatto di essere giovani esseri umani, senza logo, no-brand. A Berlino c’è creatività, c’è fantasia, c’è pazzia, c’è vero anticonformismo e al tempo stesso c’è semplicità, la gente vuole essere sé stessa, non ciò che appare (o vorrebbe apparire).

Tutte considerazioni che possono essere fuorvianti, dettate solo da una visione giocoforza breve e magari falsata dalle persone incontrate e/o dalle zone visitate. Ma se spesso la visione al primo sguardo non può essere completa, di certo altrettanto spesso si rivela assai veritiera. E l’idea che mi sono fatto dei Berliner è decisamente positiva. Una città è fatta dai suoi abitanti, e questo è tanto più vero in una metropoli che è stata quasi del tutto rasa al suolo 60 anni fa. La storia di Berlino è gloriosa, ma spesso triste e durissima. Il presente è fatto di tanti problemi e di una crescita notevole. Il futuro secondo me è radioso, sarebbe bello farne parte.
