22April2008
Posted by Carletko under: News; United States of America.
Dopo gli scompensi post-elettorali, mi è venuta voglia di cambiare un po’ il look al blog. Non so se questo “azzurrino” sia bellissimo, però s’intona piuttosto bene con la foto che ho deciso di mettere come copertina (scattata da me medesimo l’estate scorsa a Davit Gareja, in Georgia).
E’ cambiato anche un po’ lo stile, insomma tutto il tema è nuovo, e mi pare più bello rispetto a prima, direi anche più semplice e leggero. Comunque è sempre tutto in divenire, si può modificare qualunque cosa, basta avere tempo, voglia e capacità, tutte cose che vanno e vengono!

Intanto tra 3 giorni esatti in questo momento sarò a Nizza in procinto di imbarcarmi sul volo Delta-83 per New York JFK, una destinazione mitica, dal fascino intramontabile per un ritorno al di là dell’Oceano Atlantico dopo più di 13 anni dall’ultima volta che i miei piedi calpestarono il suolo americano. Sarà la mia terza volta negli States, ancora una volta nella East Coast, la seconda volta nella Grande Mela, dopo quasi 20 anni… come sto diventando vecchio!
Un viaggio di 10 giorni scarsi, grazie al doppio ponte per il 25 Aprile ed il 1° Maggio, in cui avremo modo di visitare NYC in modo piuttosto approfondito rispetto alla mia prima volta (e con un’età sicuramente più adatta a godere al meglio l’incredibile offerta culturale newyorkese) e concluderemo il viaggetto con 3 giorni tra Boston e la costa tra le due città più interessanti della costa Atlantica nordamericana. Insomma, dopo il Giappone, l’America, quest’anno si viaggia tra i continenti, godendosi il dollaro in picchiata, senza dimenticare la cara vecchia Europa, ovviamente!
14April2008
Posted by Carletko under: News.
Questa sera penso proprio che andrò totalmente off-topic.
Niente resoconti di viaggi, niente paesi stranieri, questa sera: seduto da solo davanti al PC, nella mia Genova, sento il desiderio di sfogarmi un attimino sulle pagine del mio blog e l’argomento è facile da intuire, riguarda per una volta il mio Paese d’origine, l’Italia. Ieri ed oggi ci sono state le elezioni e, se non sbaglio i conti, per la 62a volta gli italiani sono stati chiamati alle urne, in 63 anni di Repubblica, un record difficilmente eguagliabile, certo non si può dire che da noi ci sia un regime.
L’Italia sta attraversando un brutto periodo che va avanti già da parecchi anni, anche se alcuni, tanti, sembrano accorgersene soltanto adesso. In compenso altrettanti, anzi ancor di più, probabilmente non se ne sono ancora accorti, o fanno finta di niente, illusi da quel benessere che sta pian piano (ma nemmeno tanto) scemando. Gli spogli sono ancora in corso, ma il risultato di queste elezioni politiche è evidente e si può riassumere nei seguenti punti:
- Silvio Berlusconi sarà per la 3a volta Presidente del Consiglio dei Ministri;
- la Lega Nord è il vero partito trionfatore di questo turno elettorale;
- entrambi gli estremi, destra e sinistra, sono fuori dal Parlamento;
- si stabilisce il nuovo record (negativo) nel numero di partiti rappresentati al Parlamento.
E quest’ultimo punto è senz’altro la nota più positiva della giornata: nel Paese dei 1000 partiti ci ritroveremo, con ogni probabilità, solo 5 partiti, due al Governo (PdL e Lega) e tre all’opposizione (PD, IdV, UDC). Anche la pesante sconfitta della sinistra “estrema” e la mancata, pericolosissima, crescita dell’estrema destra sono senza dubbio una notizia positiva. Il problema sono le altre due notizie. Eh si perché da questo punto di vista peggio non poteva andare.
Mi ritengo una persona tutto sommato coerente e che, soprattutto, sa prendersi le proprie responsabilità, quindi non nego il mio passato. All’epoca del liceo, quando Silvio Berlusconi si affacciò per la prima volta sulla scena politica italiana, ed io avevo poco più della metà degli anni che ho ora, nutrivo per nulla celate simpatie per la Lega Nord, anche all’epoca partito alleato del Cavaliere, e poi protagonista del celebre “ribaltone” che fece cadere il primo Governo Berlusconi. Non feci in tempo a votare per il partito dell’ideologo Miglio e del senatur, che subito il partito del carroccio si rivelò del tutto inaffidabile, facendo tramontare quella speranza di vedere qualcosa di nuovo, oltre la protesta contro i latrocini della casta romana. Sono passati tanti anni e la Lega si è dimostrata di pari livello, se non peggio (se non altro dal punto di vista culturale), rispetto agli altri “ladroni” di Roma. A 18 anni si è sempre più estremisti e la pessima amministrazione genovese e ligure perennemente in mano alla sinistra mi portarono ad avvicinarmi ad AN, il partito di Gianfranco Fini, uno dei pochi politici stimabili e promettenti, nonostante i trascorsi missini. In realtà non mi sono mai sentito di estrema destra, la mia collocazione è sempre stata una via di mezzo tra destra e sinistra, ovvero al centro, però a 18 anni è difficile sentirsi democristiani…
Sono addirittura uno dei pochi che ammette di aver votato per Berlusconi (pare che nessuno lo voti, ma è già la terza volta che vince…), quando andò al potere per la seconda volta. Per la verità, col passare degli anni, avevo preso coscienza di essere un po’ più democristiano, ed il mio voto era andato all’UdC di Casini e Follini, ma seppur indirettamente, diedi il mio contributo alla vittoria del Cavaliere più famoso d’Italia, che pure certo non mi piaceva né allora, né tanto meno oggi. Venendo ai giorni nostri, votai due anni fa per Prodi e ieri mattina per il PD di Walter Veltroni.
“Uolter” non è forse il leader che tutti aspettavamo, né il messia in grado di risollevare l’Italia, ruolo che ovviamente compete invece al Silvio nazionale. Ha un passato da apparatchik nel PCI, non è molto carismatico, un ex-comunista che ama gli Stati Uniti, il cinema (come me), ed è una persona pacata, intelligente, garbata che credo abbia ben governato in questi anni la Capitale e che si è proposto come una novità, per quanto sia in politica da tanti anni, rispetto a tutto ciò che rappresenta Berlusconi. Ha perso, purtroppo, con onore ed ammettendo la sconfitta, dimostrandosi ancora una volta di ben altra classe rispetto all’aversario, non che ne avessi il benché minimo dubbio. Yes, we can era diventato, citando Branduardi, “si può fare” e forse un po’ ci credevo, nonostante i sondaggi fossero chiari, ma la realtà si è dimostrata dura e negativa.
Il Popolo della Libertà avrà da domani una buona maggioranza che gli permetterà, assieme alla Lega, di governare il nostro Paese per i prossimi 5 anni. Una situazione privilegiata che raramente è capitata in passato. La maggioranza, netta, degli italiani ha voluto Silvio Berlusconi nuovamente a capo del Parlamento Italiano, è una cosa di cui bisogna prendere atto, ed accettarla, senza condizioni, anche se con un forte senso di amaro in bocca.
Cosa ho io in comune con questa maggioranza di italiani che vota PdL e Lega? E’ una domanda che ci si pone. Anch’io 14 anni fa avrei votato per una coalizione del genere. Ma, per l’appunto, sono passati 14 anni. Ed in questi 14 anni abbiamo avuto più volte occasione di conoscere questi personaggi che torneranno a governarci. Cosa vogliono veramente gli italiani dal Governo? Pagare meno tasse, questo è evidente, e a nessuno piace pagare le tasse, è una cosa umana. O forse non pagarle del tutto è ancora meglio, probabilmente da domani sarà più facile. Cos’altro vogliamo? “Arrivare a fine mese” è la frase più abusata di questi tempi, forse è questa la priorità per gli italiani. E come si arriva a fine mese? Un tempo si sarebbe detto, facendo sacrifici, oggi invece si mantiene uno stile di vita altamente spendaccione (nel paese UE col costo della vita più alto) e si fanno debiti. Meglio il Cayenne oggi che la zuppa a fine mese. Questo è il risultato di una società fortemente consumistica, quella auspicata, ed inculcata ad un popolo sempre più ignorante, dalle TV, 3 delle quali di Silvio Berlusconi.
In una società in cui gli ideali sono spariti, in cui il concetto di sacrificio è del tutto ignoto e dove l’apparire è infinitamente più importante, e premiato, rispetto all’essere, è inevitabile che, anche in politica, venga premiato chi di mestiere ha sempre fatto, con grande maestria, l’imbonitore. Quindi non sono affatto stupito del risultato di oggi. La buona educazione, la compostezza, la cultura, la pacatezza, sono tutte cose che oggi, in Italia, non pagano. Siamo il paese (questa volta minuscolo) dove la meritocrazia funziona in modo bislacco, premiando gente del livello di Corona, Mora, Briatore, dove il sogno di ogni ragazzo e ragazza è diventare tronista, calciatore o velina, pronti a tutto pur di apparire e di fare soldi facili. E’ normale, da ragazzini, essere immaturi, lo è già meno perseverare anche una volta cresciuti.
Spero ardentemente che le mie fosche previsioni siano smentite nei prossimi anni, con un lustro di buon governo che rilanci il nostro Paese gravemente malato e che riporti un po’ di ricchezza vera, non solo monetaria, nelle tasche degli italiani onesti, che forse ancora sono la maggioranza. Al di là delle antipatie personali (e giudiziarie), la cosa che più mi sta a cuore, per quanto non sia mai stato un fervente patriota, è il bene del Paese. Nel frattempo penso che sia forse giunto il momento di mandare qualche curricula in Francia e in Germania; l’Italia è un bel Paese… per le vacanze.
8April2008
Posted by Carletko under: Deutschland; Trips.
No, non ci sto prendendo gusto con gli argomenti OT (off topic) rispetto all’argomento principale di questo blog, questa volta parlerò veramente di un viaggio, il mio più recente in termini temporali, in quel di Brema ed Amburgo. Uno dei motivi che mi hanno ancora una volta spinto nel freddo e ventoso nord della Germania è il calcio, quello sport che sempre meno - da noi in Italia - assomiglia ad uno sport, amato e odiato allo stesso tempo, fonte di gioie, dolori ed ultimamente lutti ed indignazioni. Ma altrove, in Germania ad esempio, si può tornare indietro di tanti anni e riassaporare quel clima, quell’ambiente che in Italia, a volte, si può trovare forse solo nei campetti di periferia negli abissi delle serie minori che più minori non si può.
Chi mi conosce sa già dove andrò a parare. Da sempre sono appassionato di calcio, come ogni buon italiano - alcuni direbbero - e per diversi anni ho frequentato lo stadio, da abbonato alla Sampdoria, nella buona e nella cattiva sorte di una squadra che negli ultimi 20 anni ha regalato grandi emozioni e qualche brutta battuta d’arresto. Conosco molto bene il clima da stadio e vivo ogni giorno la rivalità che mai manca nelle grandi città dove convivono due tifoserie importanti. A Genova è nato il calcio italiano (onore agli antenati inglesi dei “cugini“). Ma non è di Genova, Sampdoria o calcio italiano di cui voglio parlare. Voglio parlare di Amburgo, FC St.Pauli e serie B tedesca, lì chiamata Zweite Liga… o più semplicemente voglio parlare dello sport chiamato calcio, pardon, Fußball.
Sabato scorso sono partito alla volta di Milano, quindi Orio al Serio ed infine Brema, la città dei musicanti… e del Werder Bremen, le cui tinte bianco-verdi colorano la città lungo il Weser portando un po’ di vivacità in un grigissimo pomeriggio di Aprile, mese che lì è ancora decisamente invernale. A Brema sono stato a trovare una cara amica tedesca che non vedevo da tempo, ma il momento clou (almeno per questo blog!) di questo brevissimo giretto all’estero era la giornata di domenica, quando sarei andato nella vicina Amburgo per assistere a FC St.Pauli - SC Freiburg, partita valevole per la 27a giornata di Zweite Liga.

Sono passati ormai più di 4 anni da quando, visitando Amburgo, mi sono innamorato del marrone. No, niente doppi sensi poco puliti, il marrone è, assieme al bianco e ad un po’ di rosso, il colore sociale di una squadra molto speciale, il Fussball Club St.Pauli, non established since 1910. Marrone è anche il colore di Amburgo, lo si nota subito visitando la grande città anseatica, e St.Pauli è il suo cuore pulsante, il suo porto gigantesco che porta ricchezza nei quartieri del centro, e che concede i suoi spazi ai giovani, agli artisti, ai punk, agli emarginati, alle prostitute legalizzate, insomma a tutti. St.Pauli, prima che un quartiere è uno stile di vita. Tanti lo conoscono e lo associano esclusivamente alla Reeperbahn, una delle vie a luci rosse più famose al mondo, ma St.Pauli è molto di più. Se proprio vogliamo associare St.Pauli a qualcosa, la sua omonima squadra di calcio (ma anche tanti altri sport, essendo una polisportiva) è sicuramente l’entità che più caratterizza lo spirito del Kiez.
Ma torniamo a domenica, altrimenti finisco per scrivere la Divina Commedia, invece ho voglia di parlare di calcio! Appuntamento all’Heiligengeistfeld, letteralmente il campo dello spirito santo, dove sorge il Millerntor, tempio del calcio amburghese, un vecchio stadio da 19.000 anime che è ora in fase di completo rinnovamento (e già ne può ospitare più di 21.000). Ma prima si fa un salto nella vicina Feldstraße (Via del Campo, guarda un po’ che coincidenza…), al Cafè Bistro September, una classica Kneipe tedesca, covo dei tifosi biancomarroni prima di ogni partita. Un posto semplice, caldo, accogliente, piacevolmente rumoroso (ed ora non più fumoso, grazie alla recente legge anti-fumo, meno male!). Qui si beve rigorosamente birra Astra alla spina, la birra di St.Pauli, magari non tanto buona, ma leggera, e poi un po’ di campanilismo ci vuole! C’è il mega buffet, ma noi optiamo per un currywurst e poi via verso il mitico stadio, l’appuntamento con la gegengerade, il settore più economico e ruspante del piccolo catino amburghese, dove si sta in piedi, nel fango (visto che piove). Ora non ci sono più gli Ultrà Sankt Pauli (traslocati nella nuova, splendida, gradinata sud), ma è sempre di grande fascino.

L’avversario di oggi è il Freiburg, la forte squadra del Baden che lotta per la promozione. Il St.Pauli ne viene da una cocente sconfitta col Paderborn ultimo in classifica e rischia di venir risucchiato in zona retrocessione. Ma tutto questo non conta più niente quando sulle note pesanti di Hell’s Bells degli AC/DC le due squadre entrano in campo e comincia la sfida. Il St.Pauli deve vincere e, trascinato dal suo pubblico meraviglioso, porterà a casa un risultato straordinario, incredibile, roboante: 5-0 contro i titolatissimi avversari del sud! Ma anche se avesse vinto 1-0 su autogol non sarebbe cambiato nulla, se non forse che si sarebbe sofferto un po’ di più e non si sarebbero potuti improvvisare i balletti sulle note di Song 2 dei Blur (colonna sonora di tutti i gol del St.Pauli) per ben 5 volte durante i 90 minuti. E alla fine tutti avremmo cantato ancora una volta You’ll never walk alone, alzando al cielo la propria sciarpa braunweiß, come sempre del resto, anche quando la partita va meno bene.
In mezzo ad un’atmosfera che, come sempre al Millerntor, è straordinaria (e che invece dovrebbe essere assolutamente ordinaria su ogni campo di calcio), mi hanno colpito 2 momenti, che ho voglia di ricordare su queste pagine.
Incessantemente per 90 minuti, una bellissima bambina, arrampicata sulla griglia che separa gli spalti dal campo (una posizione non propriamente da Legge 626…) , ha sventolato la sua bandierina nera col Totenkopf, la bandiera dei pirati, simbolo del St.Pauli. Ad un certo punto è passato un uomo della security, un energumeno grande e grosso con due baffoni alla Hulk Hogan, si è fermato e si è messo a redarguire la facinorosa signorina… perché non agitava abbastanza, e in alto, la sua bandierina ad incitare i ragazzi in campo! Il tutto con un grandissimo sorriso, dell’energumeno, della bambina e di tutta la gradinata che ha assistito alla scena.

Il secondo episodio è successo a partita finita, mentre gli 11 eroi biancomarroni facevano il giro del campo, settore per settore, ringraziando il pubblico (una cosa spontanea, non come certi “terzi tempi“…) e prendendosi i meritati applausi del pubblico amico. Quando sono passati sotto la curva degli ospiti (almeno un migliaio di persone), i tifosi biancorossi di Friburgo, tutti in piedi, hanno applaudito calorosamente gli avversari che li avevano umiliati sul campo, contro ogni pronostico e, naturale e sponaneo, tutto il resto dello stadio (ancora pieno) si è messo ad urlare all’unisono “FREIBURG, FREIBURG“, probabilmente il coro più forte e convinto di tutta la giornata, dedicato agli avversari pesantemente sconfitti.
Questo si chiama Sport. Non credo ci sia altro da aggiungere, se non un caloroso: FORZA FC ST.PAULI! 
12March2008
Posted by Carletko under: News.
Ieri sera ho avuto una discussione, anche un po’ accesa, lo ammetto, con un mio zio, parlando della questione dell’indipendenza del Kosovo e di cosa sta succedendo in Serbia. Premetto che il titolo di questo post è un po’ provocatorio e desidero subito mettere in chiaro che se da un lato “sto con la Serbia”, per quanto riguarda queste ultime vicende, non vuole affatto dire che voglia difendere Slobodan Milošević o altri criminali di guerra con passaporto serbo/jugoslavo. Lungi da me voler in alcun modo giustificare le tragedie successe. Ciò nonostante non trovo giusto che si usi la Serbia, ed il suo popolo in toto, come capro espiatorio.

Purtroppo sui nostri media e nell’opinione generale vivono ancora un sacco di pregiudizi e notizie errate riguardanti l’ex-Jugoslavia ed in particolare la Serbia, spesso indicato come il Paese causa di tutti i mali dei Balcani, abitato forse da una razza di mostri sanguinari che altro non aspettano che la minima occasione per scannarsi tra loro. La realtà è ovviamente molto diversa, anche se è innegabile che nei Balcani ci siano grossi problemi etnici, sfociati in un paio di guerre civili ed interminabili problemi.
In Serbia, così come nella vicina Croazia e nel caos della Bosnia-Herzegovina (meno negli altri, più piccoli, paesi), c’è sicuramente una percentuale consistente di nazionalisti, spesso razzisti e con un’assurda rabbia ed odio nei confronti dei vicini. Questo è inevitabile, fino a pochi anni fa c’era una guerra, il processo di pacificazione e, soprattutto, normalizzazione e democratizzazione è lungo.
Qual’è la ricetta migliore per tornare ad essere un Paese con normali rapporti coi vicini e magari entrare nella UE (che magari serve a poco, ma porta tanti soldi ai paesi più poveri)? Una politica moderata e stabile. E ammettere le proprie colpe nei recenti tragici fatti, collaborando col Tribunale dell’Aia e le istituzioni internazionali. Da questo punto di vista la Serbia stava percorrendo un buono, direi anche ottimo, percorso. Vojislav Koštunica non sarà un santo, ma è stato un elemento di rottura nel dopo Milošević e, alleato col partito democratico, europeista e moderato del presidente Boris Tadić, stava avvicinando rapidamente i serbi alla UE, magari superando anche, clamorosamente, i poco amati vicini croati che tutt’ora tentennano di fronte a certe richieste postbelliche dell’Unione Europea.

Poi è arrivata l’indipendenza del Kosovo, gli scontri di piazza a Belgrado, le dimissioni del governo Koštunica. Per fortuna, per lo meno, le elezioni presidenziali erano state tatticamente tenute prima, con la riconferma di Tadić. Fossero state fatte dopo, ora avremmo una Serbia ricatapultata indietro di 10 anni, con qualche nuovo Milošević al potere ed un popolo altamente incazzato, pronto a tutto.
Gli equilibri nei Balcani non sono mai stati facili da mantenere. Tanto più è difficile quando la ferita di una guerra, anzi due, è ancora molto fresca. Che fretta c’era a riconoscere il Kosovo? Non si sa, tanto che nessuna istituzione internazionale l’ha riconosciuto, UE inclusa. Però tanti stati europei, Italia in testa, hanno fatto gara a chi riconosceva per primo questo nuovo staterello. Ovviamente dopo il proclama di George W. Bush che accoglieva i fratelli kosovari, e l’inevitabile anatema di Putin che doveva, anche moralmente, soccorrere Belgrado, pensando più che altro a Grozny.
Io credo che il Kosovo sarebbe diventato comunque indipendente, prima o poi. Magari come Repubblica Autonoma all’interno della Serbia, o anche con una vera e propria secessione. Ma ci sono tempi e modi per arrivare a questa soluzione. E nella politica internazionale ci vuole pazienza. Cosa si è ottenuto invece? Il Kosovo si è proclamato indipendente in modo unilaterale, praticamente da un giorno all’altro (nemmeno aveva una bandiera, cosa curiosa) e, come ampiamente prevedibile, in Serbia è scoppiata, violenta, la protesta, come gli ultranazionalisti pronosticavano, ed auspicavano. Ora questi personaggi possono dire “avevamo ragione” e continuare la loro campagna antiamericana ed antiUE. E si sa che a sobbillare le folle, specie riaprendo ferite da poco ricucite, si fa molto presto, mentre a riportare un Paese alla stabilità di vogliono anni.
E i serbi ci fanno di nuovo la figura del popolo violento, che rimpiange le pulizie etniche di Slobo, quando pochi giorni prima la maggioranza assoluta aveva dato un chiaro segnale, facendo vincere alle elezioni presidenziali il moderato ed europeista Tadić. Doveva essere un altro grande passo, nonostante il clima destabilizzante derivato proprio dalle minacce di indipendenza kosovare, verso la normalizzazione della Serbia ed il suo ingresso nella UE. Ora siamo tornati indietro da capo, con un Paese senza governo che rischia di finire nelle mani di fanatici nazionalisti, facili conquistatori del consenso di un popolo che ben ricorda i missili americani, stanco e stufo di essere additato come la pecora nera d’Europa.
Per questo io “sto con la Serbia”, perché spero che si riprenda quel dialogo costruttivo e pacifico che la stava avvicinando a grandi passi verso la UE. Dialogo mandato allo scatafascio per venire incontro ad un Paese illegittimo governato da personaggi di dubbia provenienza, la cui unica fonte di sostentamento è il traffico illecito di armi e droga.
A chi giova tutto ciò? Cui prodest? Ai posteri l’ardua sentenza.
11March2008
Posted by Carletko under: News.
Sono passati ormai 3 anni e 7 mesi da quando ebbi la fortuna di scoprire hospitalityclub.org, ed in seguito couchsurfing.com, due siti che hanno indubbiamente condizionato questi ultimi tre anni e mezzo, oltre che a volte anche il mio modo di viaggiare e di conoscere nuova gente. Chi segue un pochino questo blog o i miei messaggi in giro per usenet ed internet presumibilmente conoscerà già i due siti di cui ho appena scritto.
Dal 2004 ad oggi ho ospitato 99 persone, siamo prossimi quindi ad un bel traguardo, il 100° ospite, che so già chi sarà, non una sorpresa, ma una cara amica praghese che già ho introdotto ad hospitalityclub parecchio tempo fa e di cui ho già goduto la grande ospitalità, nella mia capitale europea preferita. 99 perfetti sconosciuti che sono entrati a casa mia, o sarebbe meglio dire dei miei, ed hanno sempre (o quasi) lasciato un ottimo ricordo, pochissimi problemi (se tali li si può definire), e soprattutto non hanno mai distrutto niente! 

Ieri,un po’ per curiosità, un po’ stimolato dalla giornata a dir poco uggiosa, mentre due ospiti tedeschi (un altro gradito ritorno) giravano un pochino per conto loro a zonzo per i caruggi di Genova, ho aperto un foglio elettronico di Openoffice e mi sono messo a fare la classifica numerica, divisa per nazionalità, dei miei ospiti. Risultato a sorpresa? Non tanto, chiunque conosca hospitalityclub sa che è un covo di baltici e tedeschi, niente di strano! 
Ma in realtà la lotta per i primi posti è combattutissima. La Lituania guidava in solitario già da un po’, ma nell’ultima settimana c’è stata una tripletta lettone che ha permesso di scavalcare i “cugini” ed a nulla è servita la doppietta teutonica di ieri, se non a far salire la Germania al secondo posto, coi lituani. Estoni ai bordi del podio, ma sempre insidiosi. Rep. Ceca in crescita a fine mese!
Sembra la telecronaca di una partita e in fondo mi diverte pernsarla così, in termini un po’ calcistici! 
Se però vogliamo soffermarci un attimo su questa classifica non possiamo notare una prevalenza piuttosto evidente dei paesi dell’est. Oltre ai tre baltici troviamo Polonia, Russia, Ungheria
e Rep. Ceca piuttosto presenti. La stessa Turchia sta ad est, pur avendo una storia assai diversa. Tra i ricchi occidentali si piazzano bene solo Germania, Francia ed Italia. Mancano totalmente Spagna, Regno Unito, Irlanda, paesi scandinavi e, stranamente, l’Olanda, Paese solitamente di grandi viaggiatori. Senza dubbio il fattore economico spinge maggiormente i giovanii ragazzi dell’ex-blocco socialista ascegliere l’economicissima soluzione di farsi ospitare gratuitamente, ma forse non è tutto qui. All’est c’è molta più voglia di evadere, viaggiare, conoscere nuovi posti, culture, gente, divertirsi in un modo più sano, secondo me, senza badare tanto alla comodità ai piccoli o grandi “lussi”, ai posti alla moda. Ad est c’è voglia di viaggiare, prima che di essere turisti (e quindi polli da spennare). Una voglia che all’ovest, Germania esclusa, è venuta un po’ a mancare. In Italia c’è una situazione un po’ ibrida, con ancora tanti ragazzi che amano viaggiare in questo modo (talvolta animati da stimoli femminili, non neghiamolo ;)), e pochissime ragazze con la stessa passione; una divisione molto sessista.
Insomma, baltici alla riscossa e nuovi padroni delle strade secondarie d’Europa, quelle che portano a Genova così come ad altri posti non sempre così battuti, ma assai meritevoli di essere
visitati. Non mi resta che dire W le Repubbliche Baltiche, ma anche tutti gli altri! 